Spettacolo

SETTE AFK: “Tutto parte dal confine italo-francese”

La musica italiana sta bene. Stanno bene i giovani che vanno ai concerti e stanno bene i giovani che in studio registrano nuove canzoni. E’ il caso del talentuoso SETTE AFK, al secolo Adriano Vecchio Sette, polistrumentista moderno torinese che ha appena pubblicato un nuovo lavoro. Lo racconta lui in questa bella intervista.

Chi?
Sette AFK.   “Nickname” artistico di Adriano Vecchio Sette. Produttore, arrangiatore e polistrumentista per merito/colpa dell’insonnia. Concertista di conseguenza con oneri e onori del caso. Crossover metal, chitarra classica e jazz, reggae, cantautorato, main pop, hip hop e altro non so. Ho girato un bel po’ con formazioni di generi a volte agli antipodi uno dall’altro. Credo che la “Musica” sia comunicazione, e i generi musicali linguaggi. In qualche maniera nel bene o nel male sono un discreto poliglotta. E questa “apertura” o forse meglio dire “schizofrenia musicale” la si ritrova anche in questa costruzione artistica di nome appunto Sette AFK,. Eterogeneo ed extra-contaminato. L’intenzione iniziale era di essere “mainstream” ma sembra io sia di nuovo un outsider… Accade. Ma non mi sento di far trap al momento… Appaio come un punk nell’ambiente accademico ascoltando i Nofx e un fighetto nell’alternative perché amo Dvorak. 

Che cosa?
Una situazione, una scelta, una performance live ed un album. Strumenti pieni di led che si incastrano con percussioni etniche e strumenti quasi tradizionali. Ma più che altro un bisogno di far qualcosa da solo. Per me stesso. Lontano (senza declinazione negativa) dalle dinamiche sociali delle formazioni in band, dal lavoro in studio e nella didattica, dalle produzioni in collaborazione, dagli standard latin/jazz e dall’elettronica d’accademia. Quasi un processo terapeutico, dove la sfida è stata spostare le priorità e come in un tetris incastrare le altre attività per dar spazio a qualcosa di necessario ad una soddisfazione personale, il trovare il tempo per far le cose che “ti piacciono”. Perché dopotutto, quando le cose sono importanti il tempo lo si trova. E quindi ecco “Hello world 1964”, il primo brano di una nuova simpatica collezione.

Quando?
Purtroppo o per fortuna da sempre, forse non ho neanche scelto volontariamente questo stile di vita. Evito di raccontare noiosamente l’iter degli studi artistici. Se dovessi comunque dare un “tempo di incubazione” riferendomi alla mia esposizione da solista e la conseguente costruzione dell’album di prossima uscita “I/O SIDE” risponderei circa 3 anni tra lavori esterni, dubbi, valutazione del tempo necessario, studio, goduria e cazzeggio. Solo ultimamente poi ho deciso di andare dal punto A al punto B. Ossia passare da idee, chiacchiere e fantasie ludiche a razionalizzare il tutto e racchiuderlo in un concept artistico in qualche maniera. Il rimorso è non aver iniziato questo progetto prima sbattendomene di tutto, tipo all’età di 8/9 anni. Ma magari sarà così nella prossima vita a meno che non deciderò di conquistare il pianeta terra appoggiato da una civiltà aliena forte di una flotta di potenti navi interstellari. Salverò comunque i pub irlandesi. I want to believe….

Dove?
Direi che tutto parte dal confine italo-francese, quel lembo di costa mediterranea tra il paradiso e l’inferno. E porto con me il benessere di una passeggiata in una giornata ventosa, quando quasi tutte le altre persone appaiono indispettite. Il mare invernale rimane come una diapositiva nel cervelletto. Ma tutto si è poi evoluto oltre le alpi marittime, nella città di Torino, dove vivo e sono attivo da parecchio. Sette AFK guarda però un po’ più in la, strizza l’occhio all’oriente ed è un buon pretesto per qualche gita oltre i confini nazionali. Poi… devo comunque valutare il tutto con la civiltà aliena citata precedentemente…

Perché?
Perché ne ho bisogno. Perché mi porta lontano dalle meccaniche del lavoro audio classico. Mi stressa e mi diverte. E poi, dopo un lungo periodo dove ho costruito prodotti artistici in collaborazione o conto terzi, era arrivato il momento di fare qualcosa in compagnia di un po’ di solitudine. Che poi… solitudine.. è una parola grossa. Quindi … semmai… Perche no?

Ecco il video di SETTE AFK della canzone “Hello world”:

 

 

 

 

 

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