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Pete Maravich il più giovane a entrare nella Hall of Fame

Pete Maravich meraviglioso costruttore di gioco e tiratore

 

Raccontiamo oggi la storia di uno dei più puri e cristallini talenti del mondo del Basket, scomparso troppo presto ma sempre nella viva memoria di chi ne ha seguito le gesta, prima sui campi universitari, poi su quelli, più conosciuti, della NBA, la lega professionistica americana. Peter Press Maravich detto Pistol Pete. Nato ad Aliquippa in Pennsylvania il 22 giugno 1947, è stato un cestista statunitense inserito nella Hall of Fame nel 1987, a carriera ultimata.

Celebre per essere abile nel palleggio e in fase di impostazione delle azioni d’attacco, è stato figlio di un noto giocatore della NBL e della BAA poi divenuto, il papà Press, allenatore nella NCAA, organizzazione sportiva di tutte le università degli Stati Uniti d’America.

Il figlio, Pistol Pete, chiamato così per il punto da cui faceva partire il tiro in sospensione, ha ancora oggi il record di punti segnati individualmente della NCAA, torneo nel quale giocò da playmaker e guardia tiratrice della Louisiana State University. Non c’era, il tiro da 3 punti, eppure Pete Maravich ne segnò tantissimi, con una media di 44,2 a partita. Ma non furono tutte rose e fiori perché lui, figlio dell’allenatore della LSU la Louisiana State, non può giocare, per le regole dell’epoca, nella più rilevante squadra della struttura accademica, ma deve giocare solo con le matricole. Così la squadra del padre vince solo tre partite: prima di ogni gara in casa, si esibiscono le matricole e Pete dimostra le sue doti con il pubblico già soddisfatto che non si ferma, a vedere i più grandi. Poi al terzo anno e fino all’uscita direzione NBA, è la sua volta, e lui, in tre stagioni, segna 3667 punti rifilandone 69 contro Alabama, 1970, e superando i 50 punti singoli per ben 28 volte. E’ nominato giocatore dell’anno e vince il prestigioso Naismith Award.

Pete Maravich sarebbe poi stato uno dei più apprezzati organizzatori di gioco e tiratori, prima con gli Atlanta Hawks, poi nei New Orleans Jazz, franchigia che poi passò a Utah, e quindi nei popolarissimi Boston Celtics. Nel 1970 inizia in Georgia, con gli Atlanta dove arriva da terza scelta assoluta del draft NBA di quell’anno: da rookie, matricola, segna ben 23 punti di media per ogni gara che gioca. Dopo 4 anni privi di grandi sussulti per i Falchi di Atlanta, va a New Orleans dove continua a stupire per le sue percussioni e per le rapidi entrate a canestro e anche per i suoi assist, per i suoi passaggi dietro alla schiena, cosa che avrebbe reso celebre qualche anno dopo un certo Isiah Thomas Senior.

Nel 1977 segna 68 punti contro i New York Knicks e vince la classifica dei realizzatori con 31 punti, 1 a partita. E per il 2° anno di fila è nominato nel miglior quintetto dell’NBA. Chiude la carriera nel 1980, a soli 33 anni, disputando soltanto mezza stagione a fianco di un giovanissimo Larry Bird nei Boston Celtics, in quella squadra che avrebbe segnato la storia di tutti gli anni 80, coi Lakers, e di una parte degli anni 90. Ha finito di giocare senza aver vinto l’anello NBA ma ha segnato come pochissimi, ben 15948 punti. Si ritira per un infortunio alla gamba, si chiude e pratica religioni orientali, yoga e induismo, passando all’ufologia e al macrobiotico. Poi si converte al Cristianesimo. Ma il 5 gennaio 1988, mentre gioca una partita di Basket nel Liceo Ginnasio di Pasadena, Los Angeles, invitato da un giornalista, muore per un infarto. Aveva una malattia congenita mai diagnosticata: non aveva l’arteria coronarica di sinistra, incredibile ma vero!

Questo il ricordo del suo coach a Louisiana State University: “Quando vedremo un ragazzino con i capelli arruffati e i calzettoni che gli calano che tira un pallone su un campetto avvolto nella semioscurità o nel cortile di casa quando tutti gli altri sono già andati via, ci ricorderemo di Pete”.

Nel 1996 Pete Maravich è inserito nella lista dei 50 migliori giocatori della Storia dell’NBA; e nel 2005 è stato nominato miglior cestista universitario della storia.

Ancora oggi è stato il più giovane a entrare nella Hall of Fame di Springfield, a soli 39 anni, un anno prima di morire. Dopo il decesso gli è stato intitolato palasport della sua università, Louisiana State.

Nel 2007 è stata pubblicata la biografia ufficiale definitiva di Pete, intitolata Maravich, a cura di Wayne Federman e Marshall Terrill, in collaborazione con la vedova, Jackie.

Ricordiamo i numerosi riconoscimenti ottenuti da Pete Maravich: tre volte miglior giocatore dei campionati di College, dal 1968 al 1970, premio organizzato dalla popolare Associated Press, che lo elegge Player of The Year nel 1970. Nello stesso anno ottiene il Naismith College Player of the Year, lo Sporting News Player of the Year, e lo United Press International Player of the Year.

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