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Trovato il corpo dell’ex calciatore La Rosa: volevano scioglierlo nell’acido

Il 35enne Andrea La Rosa, scomparso il 16 novembre da Milano dove abitava insieme alla madre, è stato sgozzato. Il cadavere dell’ ex calciatore di serie C era nel bagagliaio di una macchina. Due persone sono state fermate ieri pomeriggio dalla Squadra omicidi dei carabinieri. Si tratta di Antonietta Biancaniello e del figlio Raffaele Rullo, di Quarto Oggiaro, che avevano cercato di nascondere il corpo sciogliendolo nell’acido. Non avevano la quantità necessaria di liquido e avevano rimandato la parte finale del piano.

Il movente? Un prestito mai restituito

Secondo quanto è emerso dall’inchiesta, il 35enne parlando negli spogliatoi, aveva confermato di dover andare nella villa di Biancaniello e Rullo a Quarto Oggiaro per risolvere una questione di soldi. Tra l’altro prima che il cellulare di La Rosa venisse staccato, era stato localizzato proprio nell’ appartamento. Il 14 novembre, giorno della scomparsa, La Rosa si sarebbe incontrato con Rullo per riconsegnargli 8mila euro. Si è inoltre venuto che il calciatore aveva già prestato 30 mila euro, che non erano mai stati restituiti. Probabilmente aveva sollecitato affinché gli accordi fossero rispettati e di fronte all’ennesimo rifiuto aveva minacciato Rullo di denunciarlo. Rullo da parte sua a deciso di regolare i conti con la protezione e l’aiuto della madre, uccidendo La Rosa.

L’auto, nel cui bagagliaio è stato scoperto il corpo di La Rosa all’interno di un bidone, era stata fermata ieri sulla superstrada Milano-Meda, all’altezza di Varedo, in provincia di Monza, ed era guidata dalla madre di Rullo, che ai carabinieri ha dichiarato: “Sto trasportando del gasolio” con estrema naturalezza e freddezza, senza tradire alcuna emozione. Secondo gli inquirenti invece la donna si stava recando da sola in un luogo di Seveso nella disponibilità del figlio dove sono stati sequestrati 24 flaconi di gasolio.

E’ emerso, anche che Rullo aveva fatto alcune ricerche su internet dal suo ufficio su come il boss mafioso, Giovanni Brusca, avesse sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo nel 1996, per imitarlo.

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