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Bernard Hinault il Bretone che ha saputo conquistare il Mondo

Bernard Hinault Bretone che conquistò il Mondo

 

Gli appassionati di Ciclismo su Strada hanno ben presente nella memoria del recente agonismo chi sia stato Bernard Hinault, francese della Bretagna, per la sua immensa classe e perché, in una carriera non lunghissima, durata dal 1975 al 1986, è stato uno dei più grandi campioni, nella storia delle due ruote. Bastava dire, durante le telecronache o nei dialoghi tra appassionati, il Bretone, e tutti sapevano a chi fosse, in maniera deferente, indirizzato il riferimento. Preciso, metodico, dotato di talento innato, Hinault è stato il primo ciclista ad aver vinto almeno due volte tutte e tre le grandi corse a tappe, il Giro d’Italia, conquistato 3 volte, il Tour de France, ben 5 nella sua straordinaria bacheca; e 2 successi alla Vuelta, il Giro di Spagna. Soltanto Alberto Contador, che di recente ha lasciato il mondo dell’agonismo, sarebbe riuscito a fare come lui.

Cifre impressionanti, se pensiamo alle volte in cui è arrivato primo, ben 216 vittorie in 12 stagioni da professionista. Tra le quali ricordiamo una Parigi-Roubaix, 2 Giri di Lombardia e due volte la tremenda Liegi-Bastone-Liegi, una delle classiche più infernali che invernali, per il percorso variegato, tra il cosiddetto muro vallone, e i sampietrini. Senza dimenticare che Bernard Hinault ha vinto due medaglie ai Campionati del Mondo: la più pregiata, a Sallanches, nella sua Francia, davanti al nostro coraggioso Giovambattista Baronchelli, era il 1980, e l’anno dopo a Praga, quando arriva terzo.

Altri riferimenti storici? Ve li serviamo subito, amici appassionati di Sport. I 5 Tour de France li vince dal 1978 all’85, in 8 volte che ha corso è arrivato agli Champs-Elysées 5 volte da primo della classe. E proprio in occasione del primo Tour vinto avrebbe centrato l’accoppiata con la Vuelta, il Giro di Spagna, che, in precedenza, era riuscito soltanto a una leggenda dello spessore del connazionale Jacques Anquetil. E dopo di lui a Chris Froome. Per meglio spiegare lo spessore dei Tour vinti da Hinault nel 78 e nel 79 con la casacca della Renault-Gitane, pensate che il secondo classificato è stato Joop Zoetemelk, cliente mica facile, da scrollarsi di dosso, tanto che alla terzultima tappa del 78 il francese aveva 14secondi di ritardo e Hinault vinse con 4 minuti primi di distacco mentre veniva squalificato il detentore Michel Pollentier, beccato con una sacca di urina sotto la maglietta per buggerare il controllo antidoping. Alla Vuelta Hinault impose la sua potenza e il suo passo giungendo primo sia al prologo, che era a cronometro, che in quattro frazione.

Il Bretone comincia a saggiare, come farà anche uno dei nostri rappresentanti, il rapporto con il Campionato del Mondo su Strada: fuga dell’olandese Jan Raas, altro pregiato ciclista, e di Giuseppe Saronni, ai quali si unisce Hinault. Tutti ripresi all’ultimo giro, e vinse Gerrie Knetemann che batté allo sprint Francesco Moser. Il francese giungerà quinto.

Il mondiale Hinault lo vincerà dopo il Giro d’Italia, in cui ha battuto il nostro atleta Wladimiro Panizza, ma anche dopo un doloroso ritiro al Tour quando era 2°, per una fastidiosa tendinite. Sulle Alpi della Savoia gli resisterà soltanto un eroico Gianbattista Baronchelli, colpito da crampi e 2°, all’arrivo, con 1 minuto primo e 1 secondo di distacco. 3° fu lo spagnolo Juan Fernandez a 4’25”.

Pensate che a Praga, l’anno dopo, Hinault, campione del mondo in carica, arriverà 3°, dietro a Maertens, belga, e al nostro Beppe Saroni. Che, a sua volta, dal bronzo passerà all’oro l’anno dopo, il 5 settembre 1982 a Goodwood, nei boschi del Sussex, in Inghilterra, davanti all’astro nascente a stelle e strisce Greg LeMond e all’irlandese Kelly. In quell’occasione, quasi cianotico, Hinault si ritira, al termine di una stagione clamorosa, in cui ha vinto Giro e Tour, e non gli riesce il tris d’oro col mondiale, che era riuscito a Stephen Roche, irlandese, e al belga Eddy Merckx. Nel 1983 sarà assente, al Tour de France. Ne approfitta per operarsi al ginocchio ma capisce che il rapporto con il direttore spotivo Guimard si è incrinato, perché la sua squadra preferisce puntare su uno più giovane di 6 anni, tale Laurent Fignon, che lo batte a Tour de France. Si rifarà con il Grand Prix des Nations, e, in coppia con Francesco Moser, al Trofeo Baracchi, ma soprattutto al “Lombardia”, che lo vide primo per la seconda volta. Nel 1985 a Hinault riuscirà la doppietta Giro-Tour nel 1985, a 30 anni e mezzo, lui che nasce il 14 novembre del 1954 a Yffniac. Nell’86 giunge 2° al Tour dietro al compagno di squadra Greg LeMond, a cui, con grande umiltà, il ciclista bretone ha fatto da gregario, dimostrando una duttilità e un senso del collettivo importanti. Il mese seguente Hinault avrebbe ottenuto l’ultima vittoria di una stupenda carriera, fatta di 216 volte a mani alzate sul traguardo, la Coors Classic, gara a tappe che si svolge nelle latitudini occidentali degli Stati Uniti d’America, in vista dei campionati mondiali di Colorado Springs, che sarebbero stati vinti dal nostro Moreno Argentin. Lui arrivò 59esimo. Il 9 novembre, a ridotto del 32esimo compleanno, corre nel ciclocross a Quessov dando l’addio alle corse. E diventando prezioso telecronista e dirigente nel ciclismo francese e mondiale.

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