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Black Friday: giornata delle occasioni o trovata pubblicitaria?

Attenti al Black Friday! Vincenzo Donvito (Presidente Aduc – Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) è intervenuto ai microfoni di “Siamo ciò che paghiamo” di Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’ Università Niccolò Cusano.

Il Black Friday, letteralmente “venerdì nero”, è la giornata di saldi anticipati che cade il venerdì dopo la Festa del Ringraziamento, in cui le persone vanno a fare acquisti, anticipando la preparazione dei regali di Natale. Negli Stati Uniti è una vera e propria tradizione, tale da provocare grosse file, liti alle casse e addirittura, scontri fisici.

Cosa bisogna tenere presente nel Black Friday?

I giorni per acquistare a prezzi d’ occasione sono 365 l’anno. E’ stato inventato questo giorno perché è legato alla tradizione culturale-religiosa americana. Risale, infatti, al giorno dopo il Ringraziamento.

E’ diventato ormai un rito consumistico, ma consiglio ai consumatori di non “ammazzarsi di fatica e stress” per fare code gigantesche. Tra l’altro è disponibile anche Amazon Prime e con meno di 24 ore abbiamo l’oggetto di interessa direttamente a casa.

E’ veramente il giorno dell’affare della vita?

No, perché lo sconto su un elettrodomestico lo si può trovare anche il giorno dopo. In un mercato globale, 365 giorni l’anno, possiamo tranquillamente comprare un frigorifero a Hong Kong pagandolo la metà di quanto costa nel negozio sotto casa.

E’ il classico momento di elucubrazione di massa per sentirsi compulsivamente coinvolti in qualcosa che è soltanto finto.

Penso, quindi, che quelle energie e quello stress che impieghiamo nelle interminabili file potremmo dedicarle ad altre cose più piacevoli, come stare con gli amici o la famiglia, comprando l’oggetto in maniere più tranquilla. Questi “riti satanici”, secondo me, non servono ad altro che a fare una grande pubblicità.

I buoni consigli per affrontare al meglio il Black Friday

L’uomo deve essere un consumatore consapevole, perché siamo noi a fare la fortuna dei produttori e dei commercianti. Se pensassimo questo, avremmo sicuramente un rapporto diverso con il consumo, evitando di farci fagocitare dai riti collettivi.

Ascolta qui l’intervista completa

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