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TAZIO NUVOLARI, IL MANTOVANO VOLANTE

Tazio Nuvolari è stato il più grande fenomeno del secolo scorso in tutto il mondo dei motori. Infatti ha guidato le macchine nel Campionato del Mondo ma è stato anche un motociclista.

Nacque a Castel d’Ario il 16 novembre del 1892 e veniva chiamato il Mantovano Volante. Il suo percorso agonistico durò addirittura 30 anni, con la sola interruzione, a cavallo tra il 1920 e il 50, delle sei stagioni bloccate dal Secondo Conflitto Mondiale. I ricordi che ci sono arrivati raccontano di una persona di grandi qualità umane, prima che di quelle da coraggioso pilota di Formula1.

Figlio di Arturo Nuvolari ed Elisa Zorzi, faceva parte di una benestante famiglia operante nell’agricoltura. Tazio cresce con lo sport nel sangue perché suo zio Giuseppe era un valente ciclista e lo indirizza subito sulle due ruote, ma quelle motorizzate, non quelle a muscoli. Visse da militare la Prima Guerra Mondiale anche se riuscì a sposare nel 1917 Carolina Perina, con una cerimonia civile, quasi scandalosa, per quel periodo storico. Nel 1920 ottiene la licenza di pilota per le moto da corsa. E’ nel 22 che gli viene affidata una automobile della Scuderia Moschina di Mantova: inizia la strada che lo porterà alla leggenda. Nel 1924 vince incredibilmente una gara dopo essersi cappottato in un fosso con la sua Bianchi Tipo 18 per il distacco di una ruota. Ripara la macchina tra lo stupore del suo stesso meccanico, che nel frattempo era svenuto, e quando vince due gare nella 150 centimetri cubici, nel circuito di Savio e del Polesine, conosce Enzo Ferrari. La svolta era dietro l’angolo. Correva contemporaneamente sulle macchine e sulle moto, e con le due ruote vinse con la 1000 centimetri cubici a Mantova e Cremona. Inizia con la Bianchi un rapporto che durerà 3 anni. Ma è all’Autodromo di Monza che inizia a farsi conoscere da tutti gli esperti del settore. Intanto in moto vince il Campionato d’Europa nella Classe 350. E nel 26 vince il Gran Premio di Roma. Lo iniziarono a chiamare Campionissimo. Nel 1928 fonda una propria squadra automobilistica per cimentarsi meglio sulle quattro ruote anche venendo un podere del padre per mantenersi a certi livelli. Ha investito su se stesso, insomma.

E vince al Gran Premio di Tripoli conquistando anche il primato ad Alessandria e Messina, e il 2° posto nella Coppa Montenero. Fu 3° al Gran Premio d’Italia e vince per la 3° volta il Gran Premio delle Nazioni. Va all’Alfa Romeo guidando una 6C 1750. Quando muore Brilli-Pero nel marzo del 30, ne prende il posto vincendo nel 31 la celebre e prestigiosa Targa Florio, in Sicilia per poi vincere con l’Alfa Romeo appartenente alla Scuderia Ferari, i Gran Premi di Monaco, Francia e Italia.

Inventò la famosa sbandata controllata prima di entrare in modo brusco nelle curve insidiose.

Nel 35 vince il Gran Premio di Germania con una macchina meno potente rispetto alle potenti tedesche Mercedes Benz e Auto Union. Sul podio più alto non c’era, la Marcia Reale, sostituita da ‘O Sole Mio. In carriera ha ottenuto nel 1932 il miglior risultato diventando Campione d’Europa: in totale è stato primo in 4 dei 26 Gran Premi disputati, con 7 piazzamenti ulteriori sul podio, una pole-position e 6 giri più veloci. Il 10 aprile 1950 ha partecipato per l’ultimo volta al Gran Premio Palermo-Monte Pellegrino, in Sicilia, vincendo con la Abarth. Fu l’ultima gara. Nel 52 è colpito da un primo ictus, e fu fatale un secondo, l’11 agosto, che ne causò la morte nell’agosto del 53.

Il corteo funebre era lungo alcuni chilometri e la bara di Nuvolari fu messa su un telaio di macchina scortato da Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio. Tazio Nuvolari, che con loro ha scritto meravigliose pagine di rapporti umani e motori, lasciò, come ultima volontà, di essere sepolto nel Cimitero Monumentale di Mantova. E nella bara andò con gli abiti che indossava per scaramanzia quando correva: il maglione giallo con le iniziali, i pantaloni azzurri e il gilet marrone. Di fianco il volante preferito.

Sulla tomba di Nuvolari è incisa una frase che sembra quasi volerlo incitare a fare corse anche nell’aldilà: «Correrai ancor più veloce per le vie del cielo».

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