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WILMA RUDOLPH, LA GAZZELLA NERA CHE A ROMA VOLO’ PER 3 VOLTE

Wilma Rudolph, la Gazzella Nera che seppe spiccare il volo per tre volte a Roma

Oggi vi parliamo di una meravigliosa atleta definita la Gazzella Nera, capace di vincere tre medaglie d’oro nelle stesse Olimpiadi, quelle a cui la città di Roma è maggiormente legata, sia per Cassius Clay, diventato poi Muhammad Alì, sia per lei, Wilma Glodean Rudolph. Una storia intensa, la sua: nata a Clarksville il 23 giugno del 1940, da bambina venne colpita dalla poliomelite. Che sconfisse, correndo, correndo e correndo ancora, verso quel sogno a cinque cerchi; per a vincere ogni paura, per sprigionare il suo stupendo sorriso, la gioia, la voglia di dire che sì, qualche volta lo Sport può darti un enorme riscatto, rispetto alle sofferenze subìte.

Veniva da una famiglia povera e nera, dello Stato del Tennessee. Wilma era la ventesima di ben 22 figli! La malattia a soli 8 anni rischiò di renderla zoppa alla gamba sinistra. Per risolvere tanto, di quel problema, portò un apparecchio correttivo, oltre alle fisioterapie da fare in un ospedale riservato alle persone di colore che però era sito a 80 chilometri da Clarksville. Nel libro che raccontò la sua vita, la Rudolph disse: “Penso proprio che in quelle difficoltà si formò in me uno spirito competitivo, che mi avrebbe fatto poi vincere, nello Sport”. A 12 anni tornò a camminare naturalmente, da sé, e giocò a Pallacanestro a scuola. Ma un allenatore di Atletica ne notò il fisico slanciato, e la fece iniziare a correre, veloce. Nel giro di pochi anni, a 16, andò alle Olimpiadi del 1956, e fu medaglia di bronzo con la staffetta 4×100. Giovanissima, non uscì più dalle squadre nazionali. A Roma nel 1960 vinse i 100 metri dopo aver dominato la semifinale eguagliando il record del mondo, 11 secondi e 3 decimi. In finale 11 netti, nuovo record assoluto. La Gazzella Nera, come veniva graziosamente denominata, aveva piazzato il secondo acuto di una strada stupenda, intrapresa con coraggio. Tre giorni dopo bissò il successo vincendo i 200 metri in 24″, e infine il terzo oro arrivò dalla staffetta 4×100, gara conclusa col nuovo record mondiale in 44″5 decimi. Applausi da tutto il pianeta! Tutto il mondo parlava di lei e di Livio Berruti, ipotizzando una possibile storia d’amore tra i due velocisti, con l’italiano trionfatore nei 200 metri.

La popolarissima agenzia di stampa americana Associated Press la nominò Atleta donna dell’anno nel 1960 e nel 61, anno in cui migliorò il record mondiale dei 100 metri correndo in 11″2.

Wilma Rudolph abbandonò tra lo stupore generale le competizioni agonistiche nel 1962, a soli 22 anni: avrebbe potuto frequentare almeno per altre due volte, se non tre, il sacro fuoco di Olimpia. Divenne insegnante, allenatrice di atletica e commentatrice sportiva con grande seguito. L’anno dopo aver lasciato le corse si è sposata nel 1963 ed ebbe quattro figli.

Nel 1976, a soli 36 anni, è stata inserita nella National Track & Field Hall of Fame, la Casa delle Celebrità a stelle e strisce dell’Atletica Leggera. L’anno dopo uscì la sua autobiografia Wilma Rudolph on Track, da cui venne tratto il film per la televisione Wilma, in cui debuttò un giovane Denzel Washington.

Wilma Rudolph è salita in Cielo, nell’Olimpo dei Campioni, ne 1994, soltanto 54enne, per un tumore al cervello, il 12 novembre, a Brentwood, contea di Williamson, nel suo Tennessee. Tra le sue vittorie un primo posto e un terzo ai Giochi Panamericani, oltre a una medaglia di bronzo nella 4×100 del 1956, e alle tre del metallo più pregiato a Roma nel 60.

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