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Tonia Bardellino: “L’asocialità non è un disturbo mentale, ma un rifugio”

“L’asocialità non è un disturbo mentale, ma un rifugio momentaneo”, queste il riassunto sintetico delle dichiarazioni rilasciate dalla dottoressa Bardellino, a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus.

Abbiamo parlato di bambini asociali, provando a ridefinire le responsabilità della scuola e dei genitori sulla questione; ed è emerso che “l’asocialità fa parte di un periodo circoscritto, rientra nella fase adolescenziale. La scuola deve contribuire a sviluppare le cosiddette life skills, competenze di vita, e più che indottrinare i ragazzi dovrebbe educarli a riconoscere le emozioni, soprattutto quelle negative”, ha affermato la sociologa Tonia Bardellino.

Il periodo di break down è fisiologico

“Bisogna adattarsi in maniera continuativa alla vita e affrontare lo stress in maniera positiva, e propositiva. Si parla di break down, ovvero di caduta verso il basso fino ai diciotto anni. Si tratta di un periodo fisiologico”, ha aggiunto Tonia Bardellino.

La nostra cultura esalta l’esibizionismo, l’apparenza

Per questa ragione per molti, giovani e adulti, è difficile riuscire ad instaurare buone relazioni con gli altri. “Ci isoliamo e fuggiamo dalla realtà, tendiamo a comportamenti asociali. Ci rendiamo conto di tutto questo quando c’è un adulto che ci aiuta ad affrontare questa problematica.” 

La funzione degli adulti, insegnanti e genitori, è importante. Se iperprotettivi, però, non funzionano. Trovare il modo di evitare a tutti i costi cattive esperienze ad un figlio è ingiusto. “Cresciamo dopo esperienze negative, non positive. Bisogna trovare il modo di far riconoscere questa negatività ai figli, altrimenti si rischia di entrare in un meccanismo psicologico definito disimpegno emotivo. L’asocialità non è un disturbo, quindi, ma un rifugio temporaneo. Il grande paradosso del nostro tempo è che nonostante il bisogno di interagire con gli altri, non ci riesce di intrattenere relazioni profonde e lungimiranti. Pare quasi che siamo condannati ad una condizione di asocialità, dalle circostanze, e dalle nostre incapacità. Attraverso un certo tipo di credenze, un codice morale forte” potremmo provare ad aggirare il problema, evitando “comportamenti disfunzionali di personalità.”

Ascolta qui l’intervista integrale

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