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LA STORIA dello SPORT RICORDA ABEBE BIKILA

La Storia dello Sport ricorda oggi nel mondo il grande maratoneta etiope ABEBE BIKILA, passato alla leggenda per aver corso e vinto le Olimpiadi di Roma nel 1960 correndo a piedi scalzi, tra il giubilo della gente presente nella Città Eterna lungo il tracciato dei 42 chilometri e 195 che hanno consegnato dall’antica Grecia a tutti noi l’eroe Filippide. Si sarebbe poi ripetuto, ma con le scarpe da ginnastica ai piedi, alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964.

Bikila nasce a Jato, villaggio dell’Etiopia, il 7 agosto del 1932 e di lavoro è un agente di Polizia e guardia del corpo dell’imperatore Hailé Selassié. Con le imprese sportive per l’Etiopia è un eroe nazionale. La leggenda la costruisce grazie a una comune scelta con il suo allenatore, lo svedese di origini finlandesi Onni Niskanen. La scelta era quella di correre a Roma, sui sampietrini, senza scarpe, senza calzini, come tutto il mondo, naturalmente e normalmente, faceva.

Era una libellula dalla grande potenza, una farfalla meravigliosa nel suo incedere, nella sua grinta, che soffriva nel volto, non nell’animo, mentre inseguiva il sogno di portare l’Etiopia sulla bocca di tutto il mondo, e l’Africa a superare, almeno nello Sport, il colonialismo degli Europei. La medaglia vinta a Roma fu la prima di un atleta africano nei Giochi Olimpici, in senso assoluto.

Il capolavoro Bikila lo fa quando, in maniera stoica, si presenta in condizioni discutibili alle seconde Olimpiadi vissute, in Giappone: viene operato di appendicite appena 6 settimane prima della gara, ma nonostante tutto, vinse stabilendo addirittura il record mondiale sulla distanza della Maratona. Immenso, Bikila. Questa volta, dicevamo, lo ha fatto calzando delle comode scarpe ginniche da corsa. Solo due atleti hanno vinto due volte una Maratona ai Giochi Olimpici: l’etiope e Waldemar Cierpinski, tedesco dell’Est.

Bikila proverà a correre anche la massima distanza a Città del Messico, ma pagò qualche acciacco, l’età avanzata, 36 primavere, e l’altitudine: si ritirò prima di finire tutti e 42 i chilometri.

Non fu fortunato, dopo aver smesso l’attività sportiva, Abebe. Ebbe un incidente e restò paralizzato dalla vita in sotto e, nonostante l’amore della gente di tutto il mondo per quell’eroe non riuscì più a camminare. Ma continuò a fare gare, in altre discipline: nel tennis da tavolo più comunemente ping pong, nell’Arco, partecipò alle Paralimpiadi di Heidelberg nel 1972, e addirittura cimentandosi in una gara di corsa di slitte nella fredda Norvegia.

Purtroppo Abebe Bikila morì all’età di 41 anni in seguito a un’emorragia cerebrale il 25 ottobre del 1973.

In suo onore l’Etiopia gli ha dedicato lo Stadio di Addis Abeba. E sulla lapide della stessa città, a testimonianza della riconoscenza riposta nella sua figura e per le sue imprese, le incisioni sulla tomba sono state scritte in italiano, giapponese e amarico.

Da ricordare come nel popolarissimo film Il Maratoneta con Dustin Hoffman, regista John Schlesinger, il grande attore che recitò meravigliosamente ne Il Laureato, è impegnato a rivisitare in televisione Bikila che taglia il traguardo allo Stadio Olimpico di Roma con alcune foto appese nella stanza.

Nel 2009 Rasselas Lakew produce, con Davey Frankel, il film su Bikila, impersonandolo. Dodici mesi dopo, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’impresa romana, è stato costituito il “Comitato Bikila 2010” per i festeggiamenti in onore dell’Eroe d’Etiopia.

La città di Ladispoli, il 19 marzo dello stesso anno, ha intitolato a Abebe Bikila un ponte pedonale mentre la città di Roma, il 10 settembre, gli ha riservato una targa lungo il percorso olimpico, di fronte al Palatino.

Il vincitore della Maratona di Roma nel 2010, tale Siraj Gena, per onorarne il ricordo, ha tagliato il traguardo senza le scarpe ai piedi, ricevendo un compenso di € 5000 da uno degli sponsor, per la nobiltà del gesto espresso.

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