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Università e libretto di genere: la vittoria di Cecilia

Università. Essere riconosciuti nella propria identità elettiva è la normalità dei più ma può rappresentare una conquista dal valore inestimabile per quei pochi che hanno passato anni e tormenti al fine di raggiungerla. A Pavia è realtà il doppio libretto per gli universitari transessuali. Una conquista che libera persone come Cecilia, che nell’archiviare la sua precedente identità, ha dovuto vivere il disagio e la mortificazione, anche all’università. Cecilia ha 26 anni, è prossima alla laurea in letteratura europea e americana e nel suo nuovo libretto si legge una media talmente alta da essere invidiabile. Ma quanti disagi, dolori e frustrazioni ha dovuto vivere Cecilia all’interno di questo lungo e tortuoso percorso? Cecilia lo ha rivelato ai microfoni di Radio Cusano Campus:

“Non sopportavo più l’idea di dover scrivere ai professori prima di ogni esame, pregandoli di chiamarmi Cecilia; di non rivolgersi a me al maschile perché stavo seguendo un percorso di transizione. Non sempre l’hanno fatto».

Il coming out con la famiglia

“Passato lo scetticismo dei primi tempi, io e mia madre siamo entrate in completa sintonia: ci confidiamo, siamo molto complici e sento il suo totale appoggio. Con mio padre ci vuole tempo: sono ancora Mauro per lui, ma sono sicura che il giorno della laurea, quando la commissione chiamerà Cecilia, capirà che finalmente tutti, compresa l’università, mi accettano per la mia vera me, e tra noi il rapporto cambierà in meglio”.

Gay Pride, unioni civili, maternità surrogata

“Sono questioni che segnano un momento di passaggio importante per la nostra società, finalmente si prende coscienza di realtà che esistono e vanno regolamentate da diritti e doveri. Penso anche che a volte vengano utilizzati per accedere a nuovi bacini elettorali ma l’importante è che se ne parli. Io sento il dovere di partecipare ad ogni gay pride e credo che l’ostentazione e la spettacolarizzazione che spesso viene criticata, sia l’unico strumento possibile per essere considerati, per portare avanti le nostre battaglie”.

Sul futuro

“Non ho intenzione di operarmi. Certo, mi vedono con i tacchi, l’aspetto di una ragazza e la voce mascolina, ma per ora le priorità sono altre: ad aprile mi laureerò, poi sogno di diventare un’insegnante di lingue, e di lavorare all’estero”.

Per ascoltare l’intervista integrale clicca qui sotto

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