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Il caso Davide Cervia, la moglie a Radio Cusano: “Mio marito venduto dallo Stato come un pezzo di ricambio”

Sono passati ben 27 anni da quel 12 settembre 1990 in cui Davide Cervia, perito elettronico, sparì nel nulla, proprio alla vigilia della prima Guerra del Golfo. Cervia fu rapito da sconosciuti davanti alla sua abitazione di Velletri (Roma) perché aveva una grande competenza in “Guerre Elettroniche”. La Procura generale presso la Corte d’appello di Roma, pur confermando il rapimento, il 5 aprile 2000, archiviò il fascicolo, rassegnandosi all’impossibilità di individuare i colpevoli.

Marisa Cervia a Radio Cusano Campus. Nel giorno del triste anniversario, Marisa Cervia, moglie dell’ex sottufficiale della Marina, è intervenuta a “La Storia Oscura” su Radio Cusano Campus lanciando accuse pesanti al microfono di Fabio Camillacci: “Questi 27 anni –ha detto Marisa Cervia- sono stati caratterizzati da una palese non volontà da parte delle nostre istituzioni di cercare la verità sul caso Cervia. Quindi, ormai di speranze circa la scoperta di verità nascoste, non ne nutriamo moltissime. Ma sicuramente abbiamo voglia di non dimenticare, perché una storia come questa non si può dimenticare. Hanno cercato più volte di insabbiare, di mettere a tacere questa storia: ci hanno pure minacciato in più occasioni, ci hanno pressato”.

“Per non dimenticare”. Marisa Cervia ai microfoni della Radio dell’Università Niccolò Cusano ha aggiunto: “E’ successo un po’ di tutto in questi anni ma noi non vogliamo e non possiamo dimenticare quello che è successo. Perché qui si tratta di un cittadino italiano, un cittadino che era stato formato e addestrato dalla Marina Militare per servire la sua Patria e che è stato venduto come un pezzo di ricambio a corredo di armamenti particolarmente sofisticati. Ora aspettiamo risposte da parte dello Stato a proposito del processo civile che abbiamo intentato contro il Ministero della Difesa e il Ministero della Giustizia perché il comportamento di alcuni loro esponenti avrebbe violato il nostro diritto alla verità. E’ passato quasi un anno e aspettiamo ancora la sentenza, per questo siamo un po’ preoccupati. Ribadisco che a noi -ha concluso Marisa Cervia- non interessano soldi di risarcimento ma solo la verità: ecco perché abbiamo chiesto simbolicamente soltanto un euro di risarcimento danni”.

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