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Vaccini obbligatori: la Lombardia proroga di 40 giorni

Vaccini obbligatori: la Lombardia proroga di 40 giorni la messa in regola per i bambini del nido. Ne abbiamo parlato a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus con l’assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera, il quale ha evidenziato l’inesistenza di un’anagrafe nazionale, a parte il caso di una sola provincia della Liguria, e il desiderio di inclusione, tra gli obiettivi principali della legge. “Lo spirito non è di lasciar fuori dalle scuole qualcuno, ma portare a vaccinare tutti i bambini che possono essere vaccinati. Questo è quello che avverrà a regime ordinario. La legge prevede che al momento dell’iscrizione una persona debba depositare i certificati vaccinali, che vengono controllati, che c’è una valutazione preventiva che parte dai mesi di febbraio e si conclude fino alla fine della scuola. Il problema nasce con la fase transitoria di quest’anno, con una legge approvata i primi di agosto e che entra in vigore i primi di settembre. Il tema dell’esclusione dagli asili nido viene a comprimere questa azione di convincimento sulle famiglie per far vaccinare i propri bambini. Abbiamo dato una interpretazione più autentica dicendo che coloro che non presenteranno la documentazione entro il 10 settembre non sia rispettoso della legge di escluderli direttamente dall’asilo. Manca un’anagrafe vaccinale nazionale. La Liguria ha i dati relativi a quelli che sono nati e cresciuti in una provincia. Dando un respiro in più a chi non abbia presentato la documentazione”, ha detto l’assessore durante l’intervista. 

Mentre più rigido e critico, sul tema dei vaccini obbligatori, è stato il commento di Stefano Albamonte, giornalista politico, che ha portato gli ascoltatori a riflettere sull’atteggiamento di Michele Emiliano, defnito ‘bastian contrario’, per l’esattezza, durante la chiacchierata, e ha affermato: “Giusta o sbagliata che sia è una legge approvata. Le recriminazioni, o determinate posizioni di certi politici, mi sembrano fuori luogo. Credo, riguardo Emiliano, che la sua sia più una contrapposizione alla maggioranza del PD, guidato da Matteo Renzi, che una decisione vera e propria. Tutto cozza con quello che sta accadendo in Liguria, in Veneto. Non ultimo, ha detto in una conferenza che non è disposto a prendere una posizione perché non vuole mettersi contro una parte della popolazione che vuole prendere provvedimenti contro una norma nazionale. Questo è scandaloso se a dirlo è il presidente di una Regione.”

Ascolta qui l’intervista integrale

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