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Babywearing, come si ‘indossano’ i figli? L’intervista a Manuela Tomassetti

 

Il Babywearing, ‘indossare i bambini’ fa bene al cuore dei genitori e dei figli. Ne abbiamo parlato a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus, con la dottoressa Manuela Tomassetti, psicologa, ed esperta di babywearing. “I marsupi sono gli strumenti più conosciuti e utilizzati ma inducono i genitori a credere che siano adatti fin dalla nascita, in realtà non è proprio così. E’ necessario attendere che il bambino acquisisca una certa tonicità e sia in grado di sorreggere autonomamente la testa. E’ meglio dunque non usare il marsupio durante le prime settimane di vita. La fascia è la soluzione più adeguata in quanto consente al bambino di essere portato in una posizione che riproduce in maniera più fedele quella che aveva nell’utero e gli offre una esperienza di continuità”, afferma la dottoressa Tomassetti in trasmissione. Sarebbe bene mettere i piccoli in una posizione chiamata “ranocchio”, in cui il bambino viene appoggiato sulla pancia del genitore con le gambe raccolte, come se fosse seduto, ma con le ginocchia alte. Come stava nella pancia, ma in verticale. Non divaricare più di quanto la sua fisiologia consente. La posizione a “culla” invece è sconsigliata in fascia perché può ostacolare la respirazione del bambino e premere in modo scorretto sull’articolazione dell’anca. Per il marsupio sarebbe bene attendere che il bambino cresca un pochino sia in termini di autonomia che di competenza fisica in quanto si tratta di un supporto strutturato che si adatta meno alle esigenze di un bimbo piccolo. Per i primi mesi il miglior aiuto per portare i bambini è la fascia, che si adatta perfettamente alla fisiologia dei piccoli, e resta adeguata anche quando crescono”, sottolinea Manuela Tomassetti, consulente del portare indipendente. Il babywearing è molto diffuso in altri posti del mondo, per questioni culturali, e legate alle abitudini. Ad esempio per le donne dedite all’agricoltura portare i figli in fascia è comodo per dare e ricevere contatto e contemporaneamente avere le mani libere per lavorare. In generale “l’essere umano ha sempre portato i propri bimbi addosso. Lo ha sempre fatto per necessità. La nascita di un bambino era un evento che si ripeteva anche molte volte per ogni donna in passato e dunque veniva semplicemente inserito nel contesto. Il bambino portato resta a contatto e la sua serenità rende possibile alla madre lo svolgimento di altre mansioni. Questa pratica è scomparsa in occidente nel momento in cui noi donne ci siamo avvicinate al lavoro lontano da casa, dove era difficile o non era concesso che il bambino fosse portato. Sembriamo novellini, ma nella storia del genere umano il babywearing è sempre esistito. Lo abbiamo riscoperto di recente e lo abbiamo studiato, per poterlo fare in sicurezza. Da qui deriva l’attenzione alla fisiologia del bambino ma anche a quella del genitore che porta.” aggiunge l’esperta.

Ascolta qui l’intervista integrale

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