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Femminicidio in Italia: lo Satus Quo ed i possibili rimedi

Se il Presidente della Repubblica Mattarella dichiara che il femminicidio in Italia è una “una piaga devastante che costituisce un oltraggio alla dignità umana” e che va estirpata, è evidente che la fotografia di questo fenomeno di criminalità sia a tinte fosche. Le colonne della cronaca nera, d’altronde, sono piene di queste storie ma ora il paese ha voglia di invertire il trend agendo sulla cultura dei nostri figli per inserire il rispetto delle donne tra i valori più importanti di ogni individuo. Sarebbe già dovuto essere così ma è chiaro che non lo sia stato. Per essere fattivi e non moralizzatori, quindi, preferiamo concentrarci nel fornirvi una mini-guida sul tema che dia numeri e i contorni del fenomeno al 2017 ma che sappia anche contestualizzare il problema a livello mondiale con l’idea di aumentare sempre più la consapevolezza del tema a più persone possibili. Ecco quello che c’è da sapere ad una prima lettura.

Il femminicidio in Italia? Una piaga. Non lo dice a caso il nostro Presidente Mattarella ma corroborato da numeri di omicidi femminili spaventosi. Secondo i dati dell’Istat, oltre 6 milioni di donne hanno subito almeno una volta nella loro vita una violenza fisica o sessuale. Il 31,5% di queste vittime ha un’età compresa tra i 16 e i 61 anni e il 12% di esse non ha avuto il coraggio di denunciare il torto subito. La lista delle “angherie” a cui sono state più frequentemente sottoposte fa davvero paura:

  • Minacciata di essere colpita fisicamente;
  • Colpita con un oggetto o tirato qualcosa;
  • Spinta/afferrata/strattonata/storto un braccio/tirato capelli;
  • Schiaffeggiata, presa a calci o pugni, morsa;
  • Tentato di strangolarla, soffocarla, ustionarla.

La buona notizia di questo disastro culturale è che non siamo più ciechi a riguardo. In termini assoluti, infatti, negli ultimi anni si è registrata una progressiva riduzione di femminicidi, passati dai 124 del 2011 ai 111 del 2016 (-11%). Il calo è avvenuto principalmente nei primi cinque mesi dell’anno, dove ci sono stati 29 casi (-40% rispetto allo stesso periodo del 2016).

Vediamo qualche considerazione più generale che possa farci contestualizzare il problema in modo più completo.

I casi di omicidio di donne nel mondo

La situazione mondiale dei femminicidi non è affatto migliore. Oltre il 35% delle donne ha subito almeno una volta nella sua esistenza atti violenti con due terzi dei casi che si consumano all’interno delle quattro mura domestiche. Non solo. Il 38% di morti avviene per mano del partner, secondo quanto certificato dall’Oms che, per l’occasione, ha collaborato con la London School of Hygiene & Tropical Medicine di Londra e il South African Medical Research Council.

Il paese con maggiori casi di assassini femminili è l’India. Vi basti pensare che Delhi è denominata “la capitale degli stupri“, contando più di 630 casi di violenza nell’anno scorso. In questo paese il fenomeno delle spose bambine è in cima all’agenda delle principali Ong del mondo, con Amnesty International su tutti.

L’Afghanistan, però, detiene un primato altrettanto macabro: è il posto al mondo più pericoloso per le donne. Non aiuta la guerra in corso e non aiutano i trentanni precedenti di guerra civile ma grande peso hanno anche le tradizioni e gli usi locali spesso connessi con vere o presunte motivazioni religiose.

Come usare i social network per la prevenzione

Il femminicidio in Italia si può e si deve combattere con ogni mezzo. Uno alla portata di molti ma comunque efficace è scoprire come usare i social network per la prevenzione. Perché si tratta di vere e proprie piazze virtuali dove si possono intuire molte situazioni a rischio.

L’azione della Polizia Postale è sempre molto intensa. Non ci sono solo la pedofilia e il cyberbullismo tra i problemi di Facebook ma anche possibili post di richieste di aiuto di ragazze vessate da stalker che spesso sono ex partner o mariti. E’ purtroppo troppo frequente che l’omicidio sia annunciato da minacce sempre più accese le quali rimangono inascoltate da chi di dovere.

Per quanti sono i centri antiviolenza in Italia, non avete scuse. Se vi capita di leggere su Facebook qualcosa di strano o sospetto, nel dubbio, segnalate. La regione che offre più opportunità in tal senso è la Lombardia, con 21 sportelli sul territorio. I fanalini di coda sono, invece, Trento, Umbria e Val d’Aosta con un solo sportello a regione.

I 3 casi più eclatanti di donne uccise

La storia è ciclica e lo è anche in questo caso. Il gentil sesso, purtroppo, ha sempre subito la prepotenza fisica dell’uomo. Ecco i 3 casi più eclatanti di donne uccise:

  1. Wilma Montesi, il cui corpo senza vita fu trovato nelle spiagge di Tor Vaianica. La ragazza sarebbe morta durante un festino a base di droga e alcol, dove esponenti di spicco della scena politica italiana avevano preso parte;

  2. Simonetta Cesaroni, protagonista del delitto di Via Poma dove si sospetta per anni del compagna Raniero Brusco ma su cui non s’è mai fatta luce veramente;

  3. Marta Russo, studentessa della Sapienza che sarebbe finita casualmente al centro di una folle scommessa dei due Salvatore Ferraro e Giovanni Scattone intenzionati a realizzare il delitto perfetto.

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