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“Il Blue Whale è una manipolazione, e se esistesse non sarebbe un gioco”

La paura della Balena Blu fa pensare al desiderio di andare al mare, più che altro! Il gioco del terrore continua, con la psicosi Blue Whale. E riesce, impaurendo genitori, adolescenti, e pure i bambini che fin dai primi anni d’asilo parlano dell’esistenza di un certo ‘gioco della balena che porta alla morte’. Attenzione: la leggenda può procurare ilarità, dipende dall’umore dell’interlocutore. E’ mai possibile che un gioco possa portare al suicidio? Ogni parola ha un peso, e non esiste gioco al mondo in grado di provocare effetti simili – non sarebbe un gioco. Detto questo gli impauriti hanno capito dove si trova il gioco, come si svolge e in cosa consiste? Di certo ci sono degli hashtag, attraverso i quali si arriva a foto di adolescenti con braccia e gambe lese. Molti dei post, e delle foto sono prodotte in lingua inglese, quindi è un fenomeno che riguarda paesi altri, e arriva d’oltreconfine. Abbiamo approfondito la questione a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus con Andrea Angiolino, game designer, il quale ha subito affermato che “del gioco non ci sono prove”.

Concentrandosi sulle informazioni certe, esistenti Angiolino, in trasmissione, ha aggiunto: “Alcune ragazze si sono realmente uccise, ma è da comprovare che la causa sia il gioco della balena. C’è stato l’arresto di Budeikin, 22enne, russo, accusato di manipolazioni nei confronti di forse quindici adolescenti, all’inteno di forum.” Sembra che abbia sfruttato suicidi avvenuti in precedenza parlandone in modo suggestivo “perché molti accorressero sui suoi siti e cliccassero sulle loro pagine”. La notizia circola da parecchi mesi e se ne parla con grande superficialità, rischiando di innescare fenomeni di suggestione e imitazione. A Londra è girata grazie a tabloid scandalistici. Questo tal Philipp Budeikin avrebbe parlato di pulizia dell’umanità, ma sono notizie tutte da confermare, che fanno clamore e creano preoccupazione. Ad oggi è possibile soltanto parlare con certezza di una “leggenda urbana che impressiona, colpisce la fantasia, si riproduce dove non c’è motivo. Se questi ragazzi avessero seguito le regole del gioco avrebbero avuto dei tagli alle labbra, e dei giorni di mutismo che non sarebbero passati inosservati.” Inoltre non si dovrebbe parlare di “gioco”, dando fascino a quello che sarebbe in realtà un plagio psicologico: “il gioco, per definizione, è un’attività libera, fittizia, che non ha conseguenze nella vita quotidiana, il cui finale non è prefissato: caratteristiche che hanno molti giochi, da nascondino a Monopoly, ma che non avrebbe una situazione in cui qualcuno subisce manipolazioni e ordini”, Andrea Angiolino si è congedato così.

Ascolta qui l’intervista integrale

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