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“Quasi niente”…Con Mauro Corona è tutto!

Dallo scorso sedici marzo Mauro Corona è di nuovo in libreria. E’ uscito il suo ultimo libro, “Quasi Niente“, edito da Chiarelettere e scritto a quattro mani con Luigi Maieron. Per parlare di “Quasi Niente”, la sua ultima fatica letteraria edita da Chiarelettere, Mauro Corona è intervenuto stamattina su Radio Cusano Campus nel corso del format ECG, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. 

MAURO CORONA PARLA DI “QUASI NIENTE”, IL SUO ULTIMO LIBRO, EDITO DA CHIARELETTERE. ASCOLTA

Mauro Corona nel parlare di Quasi Niente, il suo ultimo libro edito da Chiarelettere, ha detto la sua sulla felicità: “Borges disse che forse qualche attimo è riuscito ad essere felice ed io lo posso testimoniare. Però ci pare di essere felici qualche attimo solo perché desideriamo di più. Io mi sono alzato stamattina a Roma e mi sono accorto che ero ancora sano, che non avevo un cancro, e mi sono detto cavolo, sono un uomo felice. E’ quando mancano queste cose assolute e primarie dell’esistenza che ci accorgiamo che eravamo felici quando pensavamo di non esserlo”.

Mauro Corona, in libreria con il suo “Quasi Niente” edito da Chiarelettere, prosegue: “Penso che la vita sia come scolpire, togliere, non avere per apprezzare poi quando si ha. Se io sto tre giorni senza mangiare in giro per le montagne e arrivato in paesino mi prendo un panino col formaggio e un bicchiere di vino, ecco, quello diventa Dio. L’uomo non sarà mai felice perché desidera sempre quello che non ha. Siamo stato resi eroinomani di oggetti. Eroinomani dell’apparire. Eroinomani del successo. A che serve un orologio da sessantamila euro quando l’orologio serve solo a misurare il tempo?”

“Avevo bisogno di sistemare i miei figli con una casetta, la laurea, allora ho fatto il prestafaccia in tv, ma io in tv mi sento ridicolo”, dice ancora Mauro Corona, tornato in libreria in questi giorni con Quasi Niente, libro edito da Chiarelettere. 

“Ricordo ancora mio padre, era un criminale, era un killer, ha mandato tre volte in coma mia madre a suon di sprangate. Gli ho voluto bene, anche se lui a me non ne voleva. Lui aveva il mito, come tutti gli uomini di mezza tacca, del posto fisso. E quindi quando rifiutai il posto fisso all’Enel, non me l’ha mai perdonata. Quando gli portai il primo libro lo buttò per terra dicendomi che ero un fallito, che non avrei dovuto fargli vedere quelle porcherie”. Mauro Corona parla ai ragazzi, in questo senso: “Seguite sempre le vostre idee, i vostri sogni, l’amore per loro e per la vita”.

Mauro Corona in “Quasi Niente”, edito da Chiarelettere, parla anche di fallimento: “L’umanità è cattiva, la guerra siamo noi, che ci fermiamo a un semaforo e bombardiamo di clacson quello che davanti a noi non parte subito. Sognavo di vincere il Campiello, quelli della Mondadori mi avevano assicurato che l’avrei vinto. Sarebbe stato il riscatto della mia vita. Invece non l’ho vinto e mi sono detto ‘pensa quanta gente ho fatto star bene con la mia sconfitta, mezza Italia ha goduto della sconfitta di questo becco di Corona’. Il nostro è un popolo di invidiosi e rancorosi. Siamo feroci, con molte eccezioni buone, la guerra siamo noi, uno dopo l’altro”.

Mauro Corona sui social network da ragione a Umberto Eco: “Il social lo ammiro perché finalmente ha rivelato l’animo del mondo. Non è vero che sui social si è finti. Sui social si è veri, si tira fuori il peggio di ciò che abbiamo dentro, visto che siamo garantiti dall’anonimato”.

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