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Calcio, Riccardo Cucchi si racconta a Radio Cusano: “Il presidente Calleri chiese alla Rai di non farmi seguire la Lazio perchè pensava fossi della Roma”

cucchi-2Gli inizi, la grande scuola all’ombra di due autentici mostri sacri come Enrico Ameri e Sandro Ciotti; la gioia e la fortuna per aver potuto urlare dai microfoni di Radio Rai, “Italia campione del mondo” nel 2006. Oltre a Cucchi, solo Niccolò Carosio (1934 e 1938) e lo stesso Ameri (1982) fino ad oggi hanno avuto il grande onore di farlo “on air”. Le sue simpatie laziali, lo scudetto dei biancocelesti nel 2000, quello della Roma nel 2001 e tanto altro. Dopo aver salutato domenica scorso i radioascoltatori della Rai, Riccardo Cucchi, storica voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”, si racconta a “Tempi Supplementari” trasmissione di storia dello sport in onda sabato 18 febbraio a partire dalle ore 18 su Radio Cusano Campus.

Laziale si ma sempre imparziale. Riccardo Cucchi, a proposito del suo amore per la Lazio, ha precisato che comunque da radiocronista è sempre stato al di sopra delle parti: “Sono tifoso della Lazio, fin da bambino perché papà mi portava allo stadio: la prima volta avevo 9 anni, era un Lazio-Vicenza che finì 1-1. Grazie alla passione per la Lazio mi sono innamorato anche del calcio. Ma davanti al microfono non ho mai indossato l’abito del supporter biancoceleste, perché soprattutto quando lavori per la Rai parli ai tifosi di tutta Italia, da quelli del Trentino a quelli di Caltanissetta. Certo, l’emozione c’è sempre, vedere entrare in campo la Lazio a me ha sempre emozionato, prima da tifoso e dopo da  radiocronista”.

“Calleri non mi voleva perchè pensava fossi romanista”. Riccardo Cucchi a Radio Cusano Campus ha poi rivelato: “Io ho vissuto in Curva Nord lo scudetto del 1974 con la radiolina incollata alle orecchie con Enrico Ameri che raccontava la partita e al fischio finale di Lazio-Foggia naturalmente ho sentito Ameri gridare ‘la Lazio è campione d’Italia’; dentro di me, in cuor mio, sognavo già di fare questo mestiere fin da piccolino, e mi sono detto, pensa che meraviglia e che fortuna sarebbe per me riuscire a diventare un radiocronista e magari raccontare anche lo scudetto della Lazio. Meravigliosamente, inaspettatamente, questo sogno si è materializzato sotto il diluvio di Perugia nel 2000 quando ho potuto dire, la Lazio è campione d’Italia! Paradossalmente un solo presidente si lamentò di me come radiocronista e fu Gianmarco Calleri ex presidente della Lazio (Calleri fu presidente dei biancocelesti dal 1986 al 1992 ndr) che chiamò il mio capo di allora Mario Giobbe dicendogli, ‘quand’è che la finisci di mandarmi i romanisti a fare le partite?’,  questa cosa mi riempì di gioia professionalmente parlando perchè significava che non si percepiva affatto la mia simpatia per i biancocelesti, anzi”.

“Roma campione con pieno merito”. Poi, alla domanda, perchè quella frase ‘mai scudetto fu più meritato’, in occasione dello scudetto della Roma nel 2001, Riccardo Cucchi ha risposto: “Perchè sono sempre stato al di sopra delle parti come detto, nonostante la mia passione per la Lazio. E quando il 17 giugno del 2001 la Roma vinse lo scudetto, battendo il Parma 3-1, non fu affatto una frase buttata lì per caso, lo pensavo veramente in quel momento e lo penso tutt’oggi perché quel campionato della Roma fu straordinario. Non me ne vogliano gli amici laziali che furono feriti dal fatto che quel tricolore venne staccato proprio dalle maglie della mia Lazio per essere incollato su quelle della Roma; ma io fui onesto e sincero anche con i romanisti, avendo descritto quel campionato e raccontato tante volte la Roma quell’anno. Quindi in quel momento dissi quello che ritenevo fosse giusto e che sentivo dentro di me. Ripeto, la Roma disputò veramente un campionato straordinario”. Riccardo Cucchi, degno erede di Ameri e Ciotti, ora può riposarsi e godersi una meritata pensione con la famiglia, “stavolta è davvero tutto”. Chapeau.

 

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